CRONACA MONDANA

 

DIALOGHI

Tratto dal Romanzo di Domenico Cugusi " Il Predestinato ".

( Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale )

 

… Zoroddu, Pibincosu e Affrodieri, erano nati per mediare. Erano loro stessi una via di mezzo, un progetto umano riuscito a metà, un' abbozzo, solo un tentativo di un disegno più grande. E stavano sempre nel mezzo : in ogni discorso, nei progetti, nelle decisioni : non prendevano mai una direzione ben definita, sempre incerti sul da fare, sempre in dubbio, continuamente indecisi. E siccome non volevano che anche gli altri potessero decidere senza tentennamenti, ogni volta insinuavano un dubbio, un pettegolezzo, una variabile, una pausa politica. E la conseguenza era poi che nessuno decideva e nessun programma veniva attuato , tranne quelli che gli stessi eventi spingevano per la realizzazione, quegli atti inderogabili, essenziali per la loro esistenza politica, i meccanismi naturali insiti in ogni struttura, che alla fine riusciva a mandare avanti la macchina politica comunale. Loro facevano solo finta di fare, pensavano di non pensare, agivano per non agire. Tutto doveva restare immutato e immutabile nel loro ancheggiare insicuro di stanza in stanza del palazzo a frenare ogni voglia di agire.

Si muovevano solo in occasione della campagna elettorale . Noleggiavano pullman, sale, teatri, stadi, stampavano materiale elettorale, i cosi detti " santini " che poi facevano lanciare da un aereo ultra leggero, organizzavano cene, comizi, feste in discoteca. Agli elettori promettevano posti di lavoro, favori e privilegi, e venivano puntualmente votati ed eletti. Gestivano i rapporti personali con i cittadini, concedendo per favore ciò invece spettava loro di diritto, ma i cittadini, abituati in quel modo da anni di simili procedure, con riconoscenza ringraziavano e regalavano, voti e qualcos'altro.

Affrodieri era riuscito a recuperare il materiale pubblicitario utilizzato per la campagna elettorale del sindaco Portu e aveva proposto a Caraluna di utilizzarlo nell'esposizione permanente che si sarebbe dovuta realizzare in città con tutto il materiale fotografico e le tele, i bronzi, le sculture raffigurante il sindaco nei suoi diversi momenti di gloria.

Caraluna si adoperò per la raccolta del materiale e quando fu pronto informò il Sindaco.

" Bene, bene " fece lui compiaciuto " hai fatto un gran bel lavoro, non ne dubitavo !" si congratulò Portu con Caraluna, sempre più gonfio di superbia .

" Il problema è che non abbiamo la sala adatta per l'esposizione ! " esclamò preoccupato il sindaco.

" Si che ce l'abbiamo ! " lo rassicurò Caraluna " la Pinacoteca Comunale è più che sufficiente per raccogliere anche il materiale futuro ."

" Si, ma non mi convince, è uno spazio limitato , in una via angusta, c'è bisogno di una struttura più imponente, un palazzo storico, con tanti ambienti e che possa garantire un esposizione permanente." Era preoccupato Portu pensando che non ci potesse essere una struttura degna per onorare la sua nobile figura di Sindaco.

Si sedette in poltrona stringendosi il viso tra le mani per concentrarsi meglio e per poter fare un censimento mentale di tutti gli stabili d proprietà comunale utili alla bisogna.

Restò immobile per parecchio tempo, tanto che Caraluna si era lasciato prendere da una leggera sonnolenza e aveva reclinato il capo sulla poltrona e si era appisolato in attesa che la mente del sindaco risolvesse la situazione.

" Ci sono ! " esclamò trionfante il sindaco " Ho trovato ! Sono troppo bravo, troppo intelligente !" Si compiacque egli stesso della sua abilità " Sai che edificio utilizziamo ? " si rivolse a Caraluna che nel frattempo si era svegliato e aveva sgranato gli occhi in attesa di conoscere la risposta: " Uno dei più bei edifici cittadini oggi prestato indebitamente alla Scuola Media Centrale ! . Domani convocherò la Giunta ed il Sovraintendente alle Belle Arti, il Presidente della Provincia e l'assessore alla cultura, e faremo un sopralluogo per verificare in tutta la sua completezza la struttura e se la riterremmo adeguata la requisiremo : "

" E gli alunni della scuola ? " eccepì timidamente Caraluna .

" Ma che vuoi che me ne importi di quattro ragazzetti, di un Dirigente rompiscatole e di alcuni professori scansafatiche ? Nulla, meno di niente ! Che si arrangino ! Troveremo una soluzione. Anzi, guarda , l' ho già in mente : disperderemo alunni e professori nelle altre scuole medie cittadine. Oppure, siccome nell'ultima scuola realizzata vi è carenza di alunni, li invieremo tutti là. " sentenziò il Sindaco Portu compiacendosi di sé e della sua intelligenza.

" Bisogna agire, Caraluna, non si può mica stare a pensare ! Il pensiero genera tentennamenti, dubbi, esitazioni. Io non penso mai, proprio per evitare di avere dubbi, eppure il cervello lo uso e lo faccio funzionare ! E inoltre, non bisogna mai ascoltare gli altri. Tu pensa se adesso io chiedessi il parere agli assessori o magari ai consiglieri ! Non si può, impara : agisci, fai di testa tua, non ascoltare gli altri , mettili sul fatto compiuto, si abitueranno all'idea, se ne faranno una ragione. " concluse il Sindaco.

" Ma la democrazia vorrebbe che fossero anche coinvolti i consiglieri… " eccepì senza molta convinzione Caraluna.

" Ma quale democrazia, non farmi ridere! Qui è solo una questione di scelte, tra l'agire e il non agire. E poi, il Sindaco, se deve coinvolgere gli altri, se deve prendere decisioni collegiali, che ci sta a fare ? Io sono stato eletto direttamente dai cittadini, loro si fidano di me, sanno quanto valgo, e che non ho bisogno del conforto dei consiglieri comunali! "

" Ma la Scuola Media Centrale è una buona scuola, è utile ai cittadini, i ragazzi frequentano volentieri in quell'istituto ! La frequenta persino mio figlio ! " eccepì timidamente Caraluna.

Il Sindaco gli si avvicinò e lo prese sottobraccio " Caraluna, Caraluna. Tuo figlio lo sistemeremo nell'Istituto migliore, anzi scegliti gli insegnanti di tuo gradimento , l'aula, il Dirigente che ritieni più consono, fai un po’ come ti pare, ma non seccare con questa storia della Scuola. Ho deciso: lì si farà il museo Portu . Andiamo a berci sopra. " e lo trascinò fuori dalla stanza senza che Euro potesse più rivolgergli la parola perché cominciò a tempestarlo di idee su come avrebbe ristrutturato l'edificio, sulle varie manifestazioni che avrebbe organizzato, sulla pubblicità da realizzare, e via, come un fiume in piena sino al Bar.

Qui, improvvisamente, come fulminato sulla via di Damasco, con il bicchiere del vermentino in mano, ebbe l'intuizione che avrebbe fatto decollare la città anche dal punto di vista culturale :

" Amico mio " fece in tono greve verso uno stralunato Caraluna " ti rendo partecipe di un'idea che farà della nostra città il fulcro di tutta l'attività culturale della Regione . Là dove ho deciso dovrà sorgere il museo delle mie gesta, dovrà nascere anche e soprattutto l'Università! L'Università che studi le mie gesta, il mio modo di amministrare, la mia stessa mente geniale, il modello della nostra città da studiare ed esportare in tutte le altre città ! "

Trangugiò il vermentino come a premiarsi dell'idea splendida che aveva avuto e per brindare ne ordinò un altro senza preoccuparsi di offrirne uno anche all' esterrefatto Caraluna.

" Anzi sai cosa ti invento ? tuo figlio " salta" le scuole medie, sarà iscritto di diritto ai corsi universitari che istituirò: farò una deroga speciale per tuo figlio, per meriti speciali del padre, e così potrà iscriversi al corso di laurea dal titolo " Studio ed approfondimento delle metodologie amministrative del sindaco Portu ".

Euro Caraluna, come sempre, subì il potere del sindaco, con politica rassegnazione e pur non comprendendo se Portu avesse scherzato o se davvero avesse avuto quella intenzione, abbozzò un sorriso. Sebbene una lieve malinconia gli attraversasse lo sguardo, le ragioni superiori della politica lo indussero a sorridere compiaciuto alle battute, che non riuscivano ad essere spiritose, del sindaco che nello stesso istante , dentro di sé pensava quanto fossero stupidi i consiglieri della sua coalizione.

L'indomani, di buon ora Pero Portu convocò la Giunta , il Sopraintendente, il Presidente della Provincia e l'Assesore alla cultura, e in pompa magna, si presentò alla Scuola Media Centrale .

Era un antico edificio in stile neoclassico, imponente e rassicurante, situato nel centro della città, in una piccola piazza , come tutte le piazze esistenti, abbellita solo da una schiera di malandati olmi ricurvi e secchi le cui radici avevano sollevato la pavimentazione della piazza su cui, nonostante fosse area pedonale, scorrazzavano indisturbati, ragazzi in bici e in moto che sgommavano e inventavano evoluzioni pericolose per loro ma soprattutto per i passanti, senza che Pero Portu si preoccupasse di inviare i vigili a far rispettare le regole.

Arrivò con l’auto di rappresentanza condotta dall’autista in livrea, seguito da un corteo di altre quattro macchine, ognuna con le altre autorità invitate al sopraluogo. Parcheggiarono davanti all’ingresso della scuola, nell’area pedonale, tanto per dare il buon esempio, lamentandosi anche del fatto che altre auto di privati cittadini fossero parcheggiate in un luogo vietato al transito dei veicoli.

" Allora signori, entriamo ? " chiese il Sindaco e s’incamminò verso l’ingresso.

Il portone massiccio in castagno era aperto così come la successiva porta che immetteva nell’atrio dove una bidella era intenta ad innaffiare dei fiori sistemati in grandi vasi colorati. Pero Portu aprì la porta con un gesto secco e autoritario e senza nemmeno salutare quella donna minuta che si trovò improvvisamente accerchiata da eleganti signori superbi e arroganti nella loro dimensione del potere politico che tutto travolge, persino l’educazione, l’apostrofò in malo modo : " Sono il Sindaco di questa città, ci accompagni nelle aule ! " La poveretta, consapevole delle proprie mansioni e conoscendo le regole della scuola, riuscì a balbettare appena " se i signori permettono, avverto immediatamente il preside … "

" Ma quale preside ! " sentenziò il Sindaco " Non abbiamo bisogno di lui e neppure di lei, facciamo da soli " e senza aspettare alcuna risposta si incamminò verso un corridoio che immetteva nelle aule situate nella parte sinistra dell’edificio che il sindaco ricordava bene per aver frequentato proprio quella scuola media. La sua classe era l’ultima in fondo al corridoio.

Le aule erano ampie e luminose, ognuna delle quali aveva due finestroni che lasciavano entrare tutta la luce possibile che filtrava da dietro gli olmi ingobbiti, riscaldando la stanza sino agli altissimi soffitti bianchi.

Senza neppure bussare entrò nelle classi durante lo svolgimento delle lezioni, e mentre i ragazzi alla vista degli ospiti, educatamente si alzarono in piedi, Pero Portu abbozzò appena un sorrisino di circostanza e un freddo buongiorno rivolto alle insegnanti e non degnò neppure di una frase di circostanza quei ragazzi sull’attenti che aspettavano solo un cenno di educazione da lui che era pur sempre il sindaco della loro città.

Dopo aver ispezionato tutte le aule uscirono per recarsi in Comune e fare il punto della situazione.

Alla fine il Sindaco sentenziò che l’edificio comunale adibito a scuola media faceva proprio al caso , e che quell’edificio avrebbe ospitato i corsi universitari.

All’obiezione del Presidente della Provincia circa l’impossibilità di poter disporre dei locali in tempi brevi , il sindaco fu categorico " lasciamo concludere l’anno scolastico in corso e poi l’edificio sarà a nostra completa disposizione, piuttosto tu" fece rivolgendosi al presidente della provincia " preoccupati di reperire i fondi per finanziare i corsi universitari ".

" Non appena avremmo a disposizione la struttura, ti garantisco i finanziamenti. " concluse sicuro di sé.

"E’ necessario, però che discutiamo anche della presidenza dei corsi universitari. " propose il Sindaco " e visto che i locali li stà mettendo a disposizione il Comune, stabiliamo fin d’ora che il Presidente sarà nominato dal Sindaco."

"Per quanto mi riguarda posso anche essere d’accordo, a patto che tutte le assunzioni che verranno effettuate, siano equamente divise tra il Comune e la Provincia, e che la partecipazione ai corsi sia a numero chiuso " propose il Presidente della Provincia.

" Allora se siamo d’accordo convoco la giunta per comunicare le decisioni prese."

 

 

Appena terminato l’incontro , il Sindaco fece convocare una riunione dei capigruppo della sua maggioranza per discutere dei corsi universitari.

Alla riunione fissata per il pomeriggio, il primo ad arrivare fu Euro Caraluna e poi, alla spicciolata gli altri.

Il sindaco arrivò per ultimo : " se siete pronti possiamo cominciare " disse appena entrato nella stanza .

Si accomodò a capo tavola : alle spalle campeggiava un olio di dimensioni notevoli che raffigurava un cavaliere mascherato lanciato al galoppo che cerca di centrare una stella. Nella parete di fronte un quadro raffigurante l’ultima cena : il viso del Cristo aveva i lineamenti di Pero Portu e al posto dei dodici apostoli, gli assessori e alcuni capogruppo di maggioranza più vicini al sindaco : l’immancabile Caraluna, Zoruddu, Piseddu, Pibincosu e Affroddieri.

Il Sindaco si soffermava spesso a contemplare quel quadro che aveva commissionato ad un giovane pittore cittadino : c’era qualcosa di magico, di già visto in quella rappresentazione, come se a quella cena avesse partecipato in prima persona. Vi era qualcosa di familiare nei visi, nelle vesti, nell’atmosfera e persino nell’ambientazione .Pero Portu si convinceva ogni giorno di più di essere un predestinato, caduto da cielo in terra a miracolo mostrare. Se un dubbio talvolta l’assaliva era perché non capiva come il destino avesse voluto far cominciare il suo commino nella storia partendo da una piccola città di provincia lontano dalle luci della ribalta, dal palcoscenico mondiale, ma si faceva una ragione pensando che tutti i predestinati partono da paesi sperduti, da anonimi paesi per poi conquistare il mondo. Era assorto in questi pensieri di grandezza che non si accorse neppure del vociare scomposto dei consiglieri, del loro agitarsi in discussioni in cui le parole si frapponevano l’una all’altra senso un senso compiuto.

" Mancano Piseddu e Pinetto all’appello " fece il punto della situazione Caraluna.

" Li ho visti al bar. " avvertì Daddi.

" Meraviglia, dove potevano essere se non al bar a bere vernaccia !" sentenziò Cicittu.

" Loro due se prima non si bevono almeno cinque vernaccine, non carburano… " spiegò nel suo linguaggio colorito Affrodieri.

Solo allora, benchè ancora assorto ai suoi pensieri, realizzò quanto stavano dicendo. E seccato più di essere stato interrotto nel suo girovagare mentale che dal fatto che mancasse qualcuno, ordinò : " Che qualcuno vada a chiamarli ! altrimenti cominciamo senza la loro presenza ".

" Vado io " si propose Cicittu.

" Non farti traviare, vedi di portarli qui al più presto . " tagliò corto Saliga.

Bobore Cicittu uscì da quelle austere stanze che l’imbarazzavano, felice di potersi trovare con Angelo Piseddu e Giuseppe Pinetto a pettegolare, a bere vernaccia e mangiare uova sode, sperando di poter ritardare il suo rientro nelle stanze dei bottoni.

A lui non piacevano tutti quei discorsi seriosi, tutte quelle parole difficili, quelle idee strampalate di occupare il potere, di programmare il voto, di schedare i cittadini e tutte le diavolerie che i segretari dei partiti proponevano ad ogni riunione del fine settimana, che serviva per fare il punto della situazione.

Lui era più pratico. Agli elettori prometteva favori, posti di lavoro, pensioni e invalidità secondo una prassi che aveva avuto modo di sperimentare nel suo vecchio partito che aveva amministrato la città per oltre quarant’anni. Ogni richiesta poi la passava ai parlamentari del suo partito, i quali erano ancora più furbi di lui nel promettere, nell’illudere, e nel concedere ciò che già spettava di diritto facendolo passare per favore, rallentando le procedure di ottenimento per poi sbloccare al momento opportuno , dietro la precisa richiesta del cittadino, che così diventava poi riconoscente al momento del voto.

Cicittu era un praticone della politica : addirittura riusciva ad accompagnare i cittadini negli uffici comunali a ritirare certificati e nullaosta, facendo credere di averli ottenuti grazie ai suoi uffici. Intratteneva buoni rapporti con tutti, servile, ossequioso, non era riuscito, in consiglio, mai ad aprire bocca se non per rispondere all’ appello del presidente. Rispondeva con uno strascicato e stanco " siii " e poi più nulla per tutta la sera, tranne intrattenersi dietro le quinte coi cittadini, a sollecitare favori, un suo interessamento per la risoluzione di un problema " cosa ti serve, di cosa hai bisogno ? " erano le sue domande di prammatica ogni qualvolta incontrava un cittadino.

Fatti pochi passi Cicittu si sentì chiamare : erano proprio Piseddu e Pinetto che usciti finalmente dal bar, con andatura incerta, si dirigevano in Comune.

" Cicittu dove vai di bello ? " lo interrogò Piseddu

" Stavo proprio venendo a cercare voi: siamo già tutti riuniti per discutere dell’ università, mancate solo voi due " li sgridò Cicittu

" Ma fregatene ! , vuoi mettere una vernaccia contro le vostre chicchere ? " sentenziò Piseddu.

Cicittu dentro di sé convenne, anche se lui la vernaccia non l’aveva ancora bevuta !.

" Io sono d’accordo con il sindaco . Tutto quello che lui decide di fare, a me va bene. " disse Piseddu

" Non è così. Se permetti, voglio entrarci anch’io nel progetto." Lo corresse il suo compagno di partito Pinetto " Sono d’accordo con la proposta dell’Università ma che le assunzioni siano gestite anche dal nostro partito, così come i corsi e i rappresentanti politici all’interno dell’Università. Tu sei troppo semplicistico, a volte " disse rivolgendosi a Piseddu.

" Vedrete che ci metteremmo d’accordo, come sempre ." sentenziò Cicittu.

" Il Sindaco la chiama Università ! " rise di gusto Piseddu contagiando anche gli altri due

" il bello è, che la gente ci crede. In giro non si sente parlare d’altro che di università …e nessuno che si preoccupa della chiusura di una scuola, tranne quei fessi che stanno all’opposizione e qualche docente della scuola. Il nostro sindaco è di una furbizia…sai quanti posti di lavoro possiamo gestirci con i nuovi corsi universitari ? " chiese Pinetto al suo collega di partito

" Quanti posti creerà non lo so, di sicuro però so quanta gente perderà il posto con la chiusura della scuola. " ammise Piseddu colto da un barlume di lucidità

" Ma quei posti sono svincolati dal potere politico. I nuovi posti di lavoro che noi creeremo dipenderanno da noi e a noi renderanno conto. Sai quanti voti in più avremmo in occasione delle prossime elezione ? Bisogna pensare a tutto, non si deve tralasciare niente per poter mantenere il potere caro Piseddu " catechizzò Cicittu che aveva appreso la difficile arte della sopravvivenza politica dal suo padrino, nonché padrone e segretario del partito.

" Tu hai ragione, però prima di pensare agli altri, ho da sistemare mia nipote!" precisò Pinetto.

Pero Portu era ormai il padrone incontrastato della città. Se persino Zoruddu, considerato il Consigliere più pasticcione e sconclusionato era riuscito ad elaborare un discorso con un senso compiuto e di alto spessore politico, doveva esserci, in tutta questa storia qualcosa di miracoloso. Il Sindaco, Pero Portu, eletto dai suoi concittadini al ballottaggio, si convinceva ogni giorno di più di essere stato scelto per acclamazione, riteneva di essere il predestinato, l'uomo della provvidenza, e che una sorta di magia si era ormai impadronita di Peropoli, la città del futuro. Il sindaco, dopo una personale ricognizione sui luoghi dove erano comparse le buche, riunì la Giunta per una prima valutazione e per comunicare ai suoi collaboratori di Giunta le decisioni che aveva repentinamente adottato già nel momento in cui aveva eseguito il sopraluogo : " è necessario e urgente ricoprire le buche e procedere ad una gara per appaltare i lavori di estrazione del petrolio." disse con tono autoritario che non ammetteva repliche. All’assessore Appeddu , che si era permesso di dire che forse sarebbe stato utile controllare all’interno delle buche per valutare i motivi del cedimento strutturale dell’asfalto, il sindaco lo apostrofò ricordandogli che non essendo egli laureato non poteva capire di asfalto, che solo lui, dati i suoi studi economici poteva disquisire di urbanistica, traffico, edilizia, viabilità, e di tutto lo scibile umano, se ce ne fosse stato bisogno. E comunque l’idea di richiudere immediatamente le buche, parve geniale a tutti gli altri assessori. Il Sindaco, ormai calato nel ruolo di sovrano assoluto, impose al personale addetto alla manutenzione stradale, di provvedete ad eseguire i lavori di ripristino durante la notte.

Il mattino seguente Peropoli si svegliò con una insolita eccitazione. Ogni cittadino si sentiva parte di questo grande progetto, artefice e protagonista. Già pregustava la ricchezza che ne sarebbe derivata, e quel pallido sole che si affacciava dietro le poche nuvole che il vento disperdeva, metteva una strana allegria. Il malumore dei mesi addietro quando le buche , gli scavi, le vie buie e pericolose, senza marciapiedi, l'immondezza sparsa per le vie non permettevano di transitare nelle strade, tra l'indifferenza del sindaco e degli amministratori, era scomparso per lasciare il posto alla consapevolezza che quei disagi erano il prezzo da pagare per un progetto grandioso che il sindaco aveva concepito nella sua immensa genialità.

La stanza che il sindaco occupava al primo piano del palazzo comunale era ampia e spaziosa esposta ad Ovest, di fronte al sole che gonfio di sé, vanitoso e superbo, nel pieno della sua alterigia andava a bagnarsi nel mare incorniciato dal golfo come in una cartolina. Pero Portu si gustava, sprofondato in una comodissima poltrona in pelle, i suoi momenti di gloria, compiacendosi di sé e delle sue idee.

Fissava una foto di quando per la prima volta aveva messo piede in Comune, attorniato dagli assessori, sulla scalinata del Municipio. Anche osservando le figure nella foto, emergeva la sua superba figura, la sua superiorità sugli altri. Non era un caso se era poi lui a comandare e decidere anche per gli altri, e non era prevaricazione, come il solito consigliere di opposizione faceva credere, ma piuttosto capacità di saper prendere decisioni immediate. L'importante era agire anche a costo di cambiare idea il giorno dopo, perché nulla vi è di immutabile, tutto si trasforma e si modifica a secondo della convenienza e dell'opportunità politica. Era fermamente convinto che decidendo immediatamente, si toglieva spazio agli altri, non si concedeva l'opportunità di diversità di opinione. " La democrazia è una bella cosa, ma quando comanda uno solo, altrimenti è anarchia " : Questa frase che aveva letto da qualche parte, era da un po’ di tempo che l'ossessionava, soprattutto nei momenti in cui qualcuno si permetteva di interferire nelle sue decisioni, ma anche quando una decisione appena pensata e non ancora esternata veniva contraddetta da chi aveva opinioni differenti da quanto lui aveva pensato. Ah, se avesse potuto agire sulla vita delle persone ! Se solo avesse avuto il potere di vita e di morte sui suoi cittadini, sicuramente avrebbe potuto fare più grandi cose per la città…

Nella sua stanza comunale aveva fatto installare una serie di specchi verticali in tutte le quattro pareti, in modo da potersi specchiare a figura intera. Si era messa davanti allo specchio di profilo per contemplarsi . Ogni mattina, il primo rito era sempre quello di controllare se lo gli specchi riflettevano sempre l'immagine del miglior sindaco possibile, ed ogni pretesto era buono per mettersi in mostra davanti allo specchio per ammirarsi. Quante sere aveva trascorso davanti a quegli specchi amici per controllare ogni gesto, ogni sguardo, provare i discorsi che avrebbe dovuto tenere in Consiglio e quanta carica gli dava, ogni volta, la sua immagine riflessa allo specchio ! A volte si incantava di sé e, narciso al primo amore, si perdeva in quel lago che rifletteva all'infinito i suoi sguardi, i suoi occhi intelligenti mentre, socchiusi sognavano un trono, i sudditi ai suoi piedi, altre città da conquistare… Pensava che nulla e nessuno l'avrebbero distratto da sé, dal suo super Io, dalla sua forza intellettiva, dalla sua bellezza mentale. A volte si stupiva come avesse potuto accettare una donna al suo fianco, dei figli avuti da lei e non partoriti direttamente da lui. Ecco, questa doveva essere la scoperta del secolo : far partorire i migliori uomini così da poter eliminare le donne, poter fare a mano di nove inutili mesi in una pancia altrui. Si compiaceva del fatto che fosse riuscito a far credere di amare, a sopportare una donna che al cospetto della sua bellezza era niente. Qualunque donna, indistintamente, era comunque un essere inferiore che doveva sopportare per l'immagine, per le apparenze, altrimenti avrebbe sicuramente abolito la commissione delle apri opportunità che quell' unico consigliere al femminile si era permessa di proporre e far istituire !

 

Ah le donne. Non le aveva mai amate, solo sopportate, falsamente interessato, sessualmente indifferenti. Non che avesse propensioni omosessuali, questo forse no, ma neppure aveva mai provato pulsioni tali da farlo innamorare veramente oltre le consuetudini dovute, passioni, palpitazioni e dolori d'amore tipiche dei suoi coetanei d'anni giovanili. No, nulla era riuscito a scalfire l'amore assoluto e completo che nutriva per sé. A volte pensava di potersi amare anche fisicamente : un delirio di euforia lo pervadeva nei silenziosi pomeriggi primaverili, le stanze del comune semivuote, una tenue e discreta penombra si affacciava nella stanza illuminando lo specchio di fronte alla scrivania, Pero, leggero come un soffio di anima che ha gettato via il corpo inservibile, si precipita a baciare l'immagine che ricambia il bacio freddo del possesso unico ed esclusivo di sé.

 

 

La domenica mattina per il Sindaco era una penitenza che sopportava con cristiana rassegnazione : uscito dalla doccia si rivestiva velocemente, contando i minuti, - era tutto programmato - e si sedeva nello studio in leggera penombra per la lettura di un passo del vangelo che gli facesse sopportare meglio, non certo comprendere, la penitenza a cui doveva sottoporsi in quel rito della messa e del dopo messa. Era in quei momenti che veniva preso da una leggera quanto forte esaltazione. Pensava di essere stato scelto direttamente da Dio per cambiare il mondo partendo da Peropoli, perché lì era stato fatto nascere a sua insaputa ( questa circostanza lo turbava alquanto, perché era inaccettabile la scelta compiuta da altri, genitori compresi, sulla sua vita) , e pensava che ogni sacrificio, ogni penitenza a cui si sottoponeva quotidianamente (doveva persino rispondere al saluto degli uscieri… ) aveva una ragione, un preciso significato nella storia del mondo.

A suo tempo avrebbe trovato la risposta e il significato sarebbe stato evidente a tutti. Addirittura pensava di non essere nato a Peropoli e neppure era certo che i genitori fossero quelli che l'avevano concepito.

Forse la mamma poteva averlo sì partorito per una sorta di miracolo che si ripeteva a distanza di secoli, ma il padre che gli aveva dato il nome, era solo una copertura. Lui doveva essere, anzi era, figlio della storia, del tempo, dell'umanità. Uno di quei pochi casi in cui uno nasce senza padre, ma con tutti i padri del mondo, senza fratelli, e con una mamma che si è ritrovata un figlio nel grembo senza nemmeno rendersi conto. Cercava nelle pagine dei libri ingialliti dal tempo, una storia simile alla sua, un segno dei suoi turbamenti, dei suoi sospetti, una certezza che Vico avesse avuto davvero ragione con la teoria dei corsi e dei ricorsi storici.

 

 …" Vorrei illustrarvi il progetto dei corsi universitari . Ma prima devo comunicarvi che ho individuato la struttura idonea ad ospitarli " Entrarono che il sindaco stava già parlando e si sedettero in silenzio .

" Vedete, cari consiglieri, tutti mi riconoscono grandi meriti " continuò il sindaco " ma credo che uno dei miei meriti maggiori sia quello della lungimiranza, di riuscire a vedere oltre quello che gli altri neppure riescono a sognare. Io sono partito da un discorso di razionalizzazione degli spazi che ritengo meglio distribuiti se sopprimiamo una scuola media, essendocene già altre tre in città, tra le altre cose, ubicata in un edificio storico, e distribuiamo gli alunni nelle altre scuole cittadine, così come gli insegnanti ed il personale utile. Quello in esubero verrà, purtroppo licenziato. Però, a fronte di questi licenziamenti potremmo assumere altro personale occorrente per i corsi universitari che andremo ad istituire. In questa ottica di crescita culturale della città è del tutto superfluo limitarsi e soffermarsi a parlare di una scuola media che chiude. Il più ampio progetto dei corsi universitari ci qualificherà all’estero e sicuramente potrà portare a Peropoli, studenti da tutte le parti del mondo. Come ho avuto modo di dire a qualche consigliere con il quale ho parlato del mio progetto, ritengo che i corsi universitari debbano essere incentrati sull’attività comunale, e più specificatamente sullo studio delle problematiche che quotidianamente i Sindaci affrontano, e nello specifico il sottoscritto. Pertanto ho ritenuto che il primo corso universitario che sarà organizzato da una famosa università inglese, corso che sarà tenuto da insegnanti inglesi ,in lingua inglese, all’inizio del corso con il supporto di traduttori simultanei che successivamente verranno eliminati, quando tutti i nostri iscritti sapranno comprendere e parlare l’inglese, verterà sullo studio delle metodologie politiche del sindaco Pero Portu. Realizzeremo, all’interno della struttura universitaria una mega sala per ospitare le riunioni del consiglio comunale che potrà essere visto in mondovisione perché saremo in grado di realizzare video conferenze ed addirittura collegarci con le università di tutto il mondo, attraverso internet e realizzare interscambi culturali. "

Il sindaco Pero Portu era un fiume in piena, nessuno osava fermarlo,

" Sempre all’interno della struttura universitaria realizzeremo una mostra permanente delle bellezze della città e dei suoi personaggi e figli più illustri e famosi. Vi chiedo pertanto che uno di voi in consiglio faccia la proposta di commissionare una statua del sottoscritto da sistemare all’ingresso dell’università. Dobbiamo crescere anche dal punto di vista della presa di coscienza del nostro valore e ricordare a chi entra in città che questa è una città con storia, cultura, tradizioni, ma soprattutto capacità umane fuori dal comune che noi dobbiamo valorizzare ed esportare. Ho pensato di sistemare grandi cartelli agli ingressi della città su cui campeggi la foto del mio insediamento in comune. "

fece una breve pausa e poi chiese ai consiglieri chi volesse intervenire nella discussione.

Caraluna intervenne per sostenere le ragioni del sindaco ed anzi propose di intitolare l’università "Università degli studi politici Pero Portu ".

" Io credo che nessuna città abbia mai avuto la fortuna di avere un sindaco come Pero " attaccò Piseddu " lo dico con cognizione di causa per avere molto viaggiato e conosciuto uomini famosi e non. Ma uno con le idee e con le capacità mentali e politiche come il nostro sindaco non l’ho mai incontrato. E’ per questa ragione che noi dovremmo cercare di assecondarlo in ogni sua iniziativa che credo condurrà Peropoli ai vertici delle città nazionali. "

Pero Portu sapeva fingere bene e da consumato attore, benchè pensasse che il parere dei consiglieri non contasse nulla e che nulla valessero i suoi interlocutori se non nell’unico momento della votazione in aula, riusciva, con la sua calma e i suoi modi benevoli e ammiccanti, quasi dimessi, a convincerli, con la persuasione prima e semmai ce ne fosse stato bisogno, successivamente con l’imposizione, qualunque idea anche la più bislacca volesse far approvare dal consiglio.

E guai che qualche consigliere osasse contraddirlo o peggio proporre idee o progetti, perché Portu allora, senza neppure prenderlo in considerazione, faceva il contrario di quanto proposto dagli altri.

Sebbene non parlasse quando gli altri esprimevano il loro pensiero, non li ascoltava, rincorreva sempre i propri pensieri e nel frattempo che gli altri parlavano, lui pensava a cosa rispondere, pur non avendo inteso quello che dicevano.

Pur non avendo realizzato i progetti che proponeva, cercava di convincere gli altri consiglieri, riuscendoci, che tutto era già definito e pronto a decollare, senza che vi fosse un progetto, un finanziamento, nulla oltre i suoi intendimenti. Il fatto che gli altri si lasciassero convincere, convinceva anche lui di averli realizzati e se poi qualcuno che non si fosse imbattuto nei convincimenti del sindaco , avesse controllato di persona la reale entità delle realizzazioni, avrebbe scoperto che di tutti i grandi progetti balenati nell’idea del sindaco, nulla era stato fatto, tranne solo i danni conseguenti alle chiusure delle scuole, alle demolizioni di caseggiati per far spazio a progetti irrealizzati, gli espropri e le aree vincolate ai privati per ipotetiche costruzioni che la sua mente aveva partorito, ma che oltre non si erano affacciate. Aveva fatto chiudere bar e discoteche perchè disturbavano il suo riposo, aveva fatto demolire chioschi e stabilimenti balneari perché doveva realizzarne di migliori, aveva vietato la coltivazione del riso perché in quei campi a ridosso del fiume avrebbe dovuto realizzare un parco fluviale. Alla fine stava solo distruggendo la città perché avrebbe voluto costruire un’altra città, senza però realizzare nulla in sostituzione di quanto distruggeva.

E qualche consigliere di opposizione combatteva contro questo sindaco che distruggeva invece di costruire e sulle macerie di una città bucata come una gruviera da scavi infiniti, lui, Pero Portu, sostenuto dai consiglieri di maggioranza che pensavano a gestire solo il potere che consente la rielezione, aveva anche il coraggio di proporre solo chiusure e demolizioni senza che nessuno riuscisse a fermarlo, nonostante tutti i tentativi fatti dai pochi oppositori.

Pareva avesse coinvolto tutti nei progetti di cui solo lui intravedeva la realizzazione, nella spartizione della città secondo schemi e regole tanto rigide che nessuno, al di là delle schermaglie di facciata, poteva o voleva ribellarsi. Il Sindaco continuò sulla falsariga delle idee iniziali

" Con i nuovi corsi universitari che realizzeremo in locali di proprietà comunale, l’università entrerà nell’alveo del comune con tutti gli annessi e connessi. Saremo noi a scegliere il Presidente, anzi vi posso dire sin d’ora che ho già individuato una personalità di spicco che può ricoprire l’incarico e che gode di tutta la mia stima. Così come saremo noi ad individuare il personale dipendente e vi prego fin d’ora, secondo i criteri di rappresentatività politica, di proporre i nomi per le assunzioni."

Compiacendosi di sé concluse : " nulla deve sfuggire al nostro controllo, dobbiamo pianificare, gestire e controllare tutto ciò che dipende dal comune e far rientrare nelle nostre competenze tutto quello che riusciamo e che sino ad ieri abbiamo trascurato. ".

Poi il sindaco, controllato l’orologio, propose di sospendere la riunione.

Uscirono dalle austere stanze del comune e su proposta di Affrodieri, si recarono tutti al bar per il rito dell’aperitivo.

Il sole a quell’ora si stava preparando a tuffarsi nel golfo per il tramonto. Gli spruzzi dell’acqua diluivano i colori che coprivano la città diluendosi nel rosa pallido della dolce sera calda e silenziosa.

Nella spiaggia ancora i ragazzi coglievano i colori del tramonto sulle labbra calde delle giovani donne innamorate.

Peropoli, incurante dei grandi progetti che il Sindaco aveva in mente per la città, con il solito distacco un po’ snob e un po’ menefreghista, senza sussulti o preoccupazioni diverse dagli altri giorni uguali, ognuno all’interno della propria abitazione, si lasciò prendere dai quotidiani riti serali .E la monotonia dei giorni, la sveglia mattutina, il lavoro, l’uscita serale con gli amici, prendeva il sopravvento persino sui grandi progetti del sindaco che voleva incrementare i corsi universitari.

 

 Improvvisamente, un dopopranzo sonnolento in cui la città riposava la stanchezza mattutina, un automobilista sprofondò in una buca apparentemente di piccole dimensioni, che si era aperta improvvisamente nonostante i lavori stradali eseguiti nella notte. Venne inghiottito dalla voragine stradale . Dalla finestra di una casa che si affaccia sulla via, una signora insonne fece appena in tempo a vedere l’auto scomparire nell’asfalto come se si fosse inabissata in un mare profondissimo. Dell’auto e del conducente, nonostante il pronto intervento dei Vigili del Fuoco, dei Vigili comunali e della Polstrada, nessuna traccia, tanto che venne messa in dubbio la credibilità della signora spettatrice del tragico evento. Purtroppo, il giorno seguente i familiari ne denunciarono la scomparsa chiedendo che venissero attivate le ricerche fornendo i particolari dettagliati della persona improvvisamente dissolta nel nulla in una strada centrale di Peropoli. Tutti i telegiornali, anche quelli a diffusione nazionale, parlarono del fatto, alcuni addirittura ventilarono l’ipotesi di un sequestro di persona a scopo di estorsione. Gli investigatori smentirono immediatamente lasciando supporre piuttosto una fuga sentimentale. Il fatto però che non si trovasse l’auto e che la testimone continuasse a ripetere la sua versione senza una sbavatura, poneva seri dubbi anche sulla pista della fuga amorosa. Tanto più che nei giorni successivi si presentarono agli inquirenti altri due testimoni che oltre a confermare la versione della testimone, fornirono altri dettagli ritenuti di estrema importanza. Il Sindaco Portu, preoccupato che questo fatto potesse in qualche modo danneggiare la sua immagine di politico attento alle esigenze della collettività, convocò il Consiglio Comunale in seduta straordinaria alle ore 22 del giorno successivo, per discutere dell’accaduto e per deliberare una possibile soluzione politica, visto che la fase investigativa era ancora lontana dalla conclusione.

 

Il sindaco prese la parola per dire " Siamo oggi riuniti in seduta straordinaria perché vorrei informarvi di un episodio verificatosi in città ieri pomeriggio. Come qualcuno di voi forse saprà, pare che un automobilista sia scomparso mentre attraversava la via principale della nostra città. Sono state fatte molte, forse troppe ipotesi, peraltro tutte da verificare, senza che , al momento vi siano dati certi su cui discutere in modo razionale. Noi dobbiamo attenerci ai fatti . e i fatti dicono che vi è una denuncia di scomparsa di un nostro concittadino, di una dichiarazione di tre persone che affermerebbero aver visto un’auto scomparire improvvisamente nell’asfalto come inghiottita dalla strada.

Tutte queste ipotesi appaiono fantasiose e certamente poco attendibili, pur non mettendo in dubbio la buonafede dei testimoni che certamente ritengono, nel loro inconscio, di aver effettivamente " visto " quello che dicono. Direi piuttosto che si sia trattato di una allucinazione collettiva, dovuta al caldo e all’ora. Teniamo conto che si trattava di un dopopranzo caldo e umido.

Io vi pregherei di evitare di alimentare dubbi e sconcerto nella popolazione strumentalizzando simili fatti. Mi rivolgo soprattutto all’opposizione che sia corretta e scrupolosa nel verificare i fatti prima di addentrarsi in critiche o speculazioni politiche sulla vicenda di cui, ripeto, ancora non si sa nulla di certo e di provato. "

Con questa comunicazione del sindaco, si aprì la discussione.

Parlarono per primi i gruppi dell’opposizione.

" Mi permetto di sollevare forti perplessità su tutta la vicenda e maggiormente dopo l’intervento del sindaco che, invece di fornirci chiarimenti, ha alimentato dubbi. Si è permesso di attaccare l’opposizione non già su fatti accaduti, ma sulle intenzioni che potrebbero determinarsi a seguito di quanto verificatosi in città e di cui il sindaco non ha spiegato nei particolari cosa effettivamente si sia verificato. Purtroppo, caro sindaco, non c’è bisogno che siano i consiglieri di opposizione a creare allarmismo tra i cittadini, perché gli stessi cittadini hanno capito che è accaduta una cosa molto grave ad un cittadino mentre attraversava le vie cittadine : è scomparso improvvisamente. Ora, delle due l’una. O si è trattato di una finzione, è stato solo uno scherzo di pessimo gusto ideato da alcuni cittadini per screditare l’amministrazione, oppure, se le testimonianze sono attendibili, certe e concordanti, la conclusione non può che essere una sola: un cittadino è scomparso, inghiottito dall’asfalto. E lei, signor sindaco, invece di verificare se sia vera questa possibilità e far ispezionare il sottosuolo per cercare una traccia, un indizio, una prova, lei, - dicevo - , cerca di coprire l’accaduto, di sdrammatizzare ed anzi avverte l’opposizione di non strumentalizzare l’accaduto. Lei si preoccupa solo della sua immagine, nasconderebbe tutte le magagne, se potesse, pur di far risaltare il pochissimo che ha realizzato in questi tre anni. Eliminerebbe anche i cittadini se fossero di ostacolo alla sua ambizione e vanità personali. Noi, per quanto nelle nostre possibilità non lo permetteremo." questo fu il discorso di apertura di Cusi.

Barca preferì rimarcare le inadempienze del sindaco " Lei ha fallito su tutti i fronti. Ed è inutile che cerchi ora di sfruttare il petrolio per riabilitarsi agli occhi della città. Non credo sia un suo merito specifico l’aver trovato casualmente il petrolio per effetto degli scavi che si stanno effettuando in città. Lei ha speso decine di miliardi in scavi inutili e non si riesce ad immaginare quali vantaggi potranno ricadere sulla città con questo cablaggio delle linee telefoniche. Piuttosto il vantaggio è solo per le società dei telefoni. Ed ora, anche davanti all’ennesimo caso di danno ai cittadini, di un cittadino inghiottito da una strada, lei fa come gli struzzi, nasconde la testa per non vedere, per non far vedere alla città i danni da lei causati."

Alla fine, dopo una estenuante discussione in cui emersero posizioni contrastanti e divergenti soprattutto tra la maggioranza e l’opposizione, la maggioranza votò la sua proposta di mettere tutto a tacere come se non fosse successo nulla per non creare facili allarmismi col conseguente possibile panico nei cittadini. Il dispositivo prevedeva inoltre che nell’incertezza della veridicità dei fatti, il Consiglio riteneva essersi trattato di una allucinazione di più persone o più semplicemente di uno scherzo carnevalesco di qualche buontempone estromesso dalla manifestazione carnevalesca che si sarebbe dovuta correre nelle settimane successive, per distogliere l’attenzione da una manifestazione che richiama ad circa ventimila presenze da tutte le parti del mondo, tanto che Peropoli è stata giustamente definita la " Città del Carnevale

La proposta dell’opposizione era quella di mandare una delegazione comunale, guidata dal sindaco, ad esplorare il sottosuolo della città . In alternativa incaricare un equipe di speleologi per calarli nelle viscere della città alla ricerca dello scomparso. Entrambe le proposte vennero bocciate, nonostante la prima avesse trovato accoglimento presso una parte della maggioranza propensa ad inviare solo il Sindaco per un sopraluogo all’interno della voragine , ma senza assessori o delegazione perché, sostennero, è meglio perdere un solo componente della Giunta che tutti , e poi se qualcuno deve sacrificarsi per la città è bene che questi sia il Sindaco che si deve prendere sia la responsabilità che gli onori e la gloria. E se martire deve essere che martire lo sia per davvero. Alla fine però, prevalse la linea dell’indifferenza e della negazione dell’evento. Lo scomparso intanto, nel sottosuolo della città, era sprofondato in un sonno profondo. Dopo essere stato inghiottito dall’asfalto, non si rese perfettamente conto di quanto stava accadendo intorno a lui perché fu preso da improvvisa sonnolenza. La stessa sonnolenza che colpì, alle cinque del mattino, dopo l’estenuante discussione sulla voragine apertasi in una via cittadina che aveva inghiottito un automobilista, i Consiglieri Comunali, per fortuna al termine della conclusione della seduta straordinaria del Consiglio, tanto che l’usciere li trovò tutti addormentati con la testa poggiata sui banchi del consiglio. Non li disturbò, chiuse a chiave il portone d’ingresso e se ne andò.

Alcune pagine estrapolate dal romanzo di Domenico Cugusi " il Predestinato "

Continua… ( Riproduzione vietata )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Intervista

 

Monstrè, in una sua rara quanto improbabile apparizione in città, ha provato ad intervistare alcuni consiglieri comunali .

 

Monstrè : Alla luce degli ultimi avvenimenti ed in relazione a quanto il sindaco è riuscito a realizzare rispetto a quanto promesso in campagna elettorale, ma più in generale al clima di assoluto immobilismo e di nocumento che si respira in città, cosa pensate e che provvedimenti ritenete di attuare per interrompere questa vertiginosa caduta in basso, questa lenta agonia della città ?

 

Risposta del consigliere Zoroddu : Intanto non ho capito la domanda. Non so da che parte stia lei e non so come abbia potuto formulare una domanda così incomprensibile. Io conosco tutti i giornalisti e lei non è tra questi. Quindi, se prima non mi spiega cosa ha voluto dire, non posso risponderle.

Risposta del consigliere Affrodieri : Io non penso mai, se pensassi non riuscirei comunque a comprendere, ed allora sarebbe inutile fatica. Cerco di agire correndo per le stanze del palazzo ad accudire i cittadini bisognosi di aiuto politico.

Risposta del consigliere Pibincosu : Non è come appare, le cose si fanno e non si fanno. Alcune le ha realizzate, altre le dovrà realizzate. Il tempo che resta ci basta per fare almeno quello che abbiamo pensato di fare. Quello che resta, sarà quello che non abbiamo potuto realizzare.

Risposta del Consigliere Piseddu : Le vie del signore sono finite. Le altre non sono state ancora costruite e quelle poche che si possono percorrere, non sono così grandi per poterci stare tutti noi consiglieri ed il sindaco. Realizzeremo quello che potremo, non faremo le cose che non si possono fare. I miracoli li lasciamo fare ai santi…

Risposta del Consigliere : Io penso e pensando non posso pensare al Sindaco. Se fossi, per errore sfiorato da un simile percorso mentale, significherebbe che il mio pensiero sarebbe ridotto a mera esistenza vegetativa. Lo accetto per il semplice fatto che esiste, senza pormi il perché, già molti problemi esistenziali mi assillano senza che mi debba preoccupare del vuoto che mi circonda e del nulla quotidiano.

Vuolsi così / per destino crudele delle misere cose / subire senza domandarsi il perché della stupidità che si manifesta. /

 

Risposta del Sindaco Pero Portu : Questa è una domanda offensiva ed oltraggiosa nei confronti del primo cittadino della città, eletto per acclamazione dai suoi sudditi, che voi giornalisti vi ostinate ancora a chiamare cittadini. Cittadini lo sono stati prima e durante il voto, dopo avermi votato, sono assurti al rango di sudditi devoti al loro sindaco Pero Portu. Chiarito questo aspetto lei comprenderà, non so sino a che punto, che mai un suddito si potrà permettere di censurare l’operato del sindaco. Solo voi pseudo giornalisti analfabeti ignoranti potete permettervi, per chi sa quale disegno sovversivo, di calunniare la mia persona . Solo grazie alla mia bontà cristiana, attestata da tanti anni di frequentazioni clericali e di messe domenicali in cui ho svolto l’importante ruolo di chierichetto, vi permetto di farvi accedere al mio cospetto e di rivolgermi persino la parola. Dico solo che le opere da me realizzate sono davanti agli occhi di tutti quelli che vogliono vedere, quelli che non le vedono è perché non le vogliono vedere o non hanno chiesto di poterle vedere. Ho fatto grandi cose per questa città. Pensate che prima di me non c’ero io. Prima di me sono passati tanti altri sindaci, ora dopo di me ci sarò solo Io, Pero Portu, sindaco della città per sempre. Ed avere me per sempre come padre – padrone di questa città di cui conosco persino le stanze delle case, i pensieri della gente ed i loro sogni, vale più di qualunque opera realizzata o da realizzare. E voi miseri giornalisti osate chiedere cosa ho realizzato per la città, che in fondo sono io stesso . Io sono tutti i cittadini e loro sono in me, per sempre.

 

Monstrè, turbato nell’udire queste parole, provò ad intervistare i cittadini della città, quelli che il sindaco chiama sudditi. Ecco le risposte alla domanda se il Sindaco Pero Portu è amato dai suoi concittadini e se ritengono abbia bene amministrato la città.

 

Risposta di un cittadino : Veramente non so neppure chi sia il sindaco, non l’ho mai visto neppure in campagna elettorale. Un amico che pare lo abbia visto in tv lo descrive come una brava persona. Cosa abbia realizzato per la città non so, ma credo poco.

Risposta di un altro cittadino : Pero Portu ? Non so chi sia , non ho mai sentito questo nome. Lei dice che è il sindaco della città , bene, mi fa piacere, ma addirittura pensavo non avessimo un sindaco.

Risposta di un cittadino : Il sindaco della città ? E’ una donna, una vecchia zitella, acida anche e non più bella, ma simpatica. Cosa dice? E’ un uomo ? Allora lo devono aver eletto da poco. Io conoscevo un sindaco donna.

Risposta di una cittadina : Il sindaco ha in effetti qualcosa di femminile, pensi che pare stia davanti allo specchio almeno 15 ore al giorno . Così vede solo se stesso e mai gli altri.

Risposta di un vecchio uomo : Il Sindaco ? lei crede che io sia giunto a questa veneranda età solo perché ho goduto di una buona salute ? No, perché sin da giovane non vedevo, non sentivo e dunque non potevo esprimere una mia opinione.

Risposta di un bambino : Il Sindaco della mia città viene a casa mia la notte di natale e mi porta via i regali. Il mio papà dice che non è vero, ma io ho visto poi i miei giocattoli nella stanza del sindaco una volta che l’avevano intervistato alla tv, ed ho visto che ci giocavano pure gli amici del sindaco.

 

Purtroppo Monstrè dovette interrompere le interviste perché alcuni vigili gli contestarono l’occupazione di suolo pubblico e dovete pagare la multa. Nel frattempo però tutti i cittadini sparirono, le strade divennero improvvisamente deserte, il carro attrezzi intervenne a prelevargli l’auto regolarmente parcheggiata nei parcheggi a pagamento, i piccioni appollaiati sugli alberi della piazza cominciarono a fare i bisognini su di lui, ed una autoambulanza accorse per prelevarlo e condurlo in ospedale per un controllo sulla sua salute mentale. Riuscì a divincolarsi ed a scappare nascondendosi in una casa abbandonata del centro storico cittadino. Sentì le sirene dell’autoambulanza, le voci isteriche degli infermieri, udì distintamente la voce del sindaco che urlava " dovete trovarlo, è un pericolo pubblico, è incapace di intendere e volere, dovete immediatamente ricoverarlo in psichiatria, prima che commetta qualche grave reato. "

Improvvisamente calò il silenzio sulla città, il buio cominciò a coprire le case, e le prime ombre del tramonto avvolsero la città : il sindaco Portu spense le luci della città per sempre.

" Se si riaccenderà la luce, non so, ma credo tardi." Profetizzò un barbone di passaggio in città.

 

 

 

 

 

 

 

!!!!!!Prima Pagina !!!!!!

 

" Finalmente anche a Peropoli l’Università! "

 

Il corso di Laurea, unico al mondo, voluto dal Sindaco Pero Portu, uno dei massimi economisti viventi, si incentrerà sull’attività della Pubblica Amministrazione, ma più in particolare sui poteri e le funzione del Sindaco e studierà i metodi e le capacità politiche del sindaco della città che ospita l’Università.

Il Corso Universitario, a cui pare si siano iscritti già più di mille studenti di ogni parte del mondo, ha la peculiarità di formare non già giovani che si iscrivono per la prima volta all’università, ma gli studenti di lungo corso, quelli più esperti, che hanno maturato una lunga esperienza universitaria, possibilmente iscritti in facoltà diverse senza mai essere riusciti a laurearsi.

Solo con questi requisiti si potrà accedere all’esame di ammissione e sottoporsi al test intellettivo : chi raggiungerà il quoziente zero potrà chiedere la laurea senza frequentare i canonici due anni del corso di laurea.

La laurea consiste nel poter ricoprire la carica di sindaco durante le assenze del Primo cittadino in carica e aspirare a sostituirlo alla sua morte politica che ci si augura sia la più lontana possibile.