Il TURISMO nella Provincia di Oristano


Ogni anno , puntualmente, si apre un dibattito sul turismo nella provincia di Oristano, constatando, alla fine, che siamo desolatamente ultimi, come numero di presenze turistiche in Sardegna.
Da troppi anni ormai discutiamo di turismo senza che concretamente si riesca a realizzare una vera e consapevole programmazione turistica, che sia trainante anche per gli altri settori della nostra economia, perché si creino così le condizioni di uno sviluppo economico ed occupazionale, che ci consenta di offrire prospettive di lavoro ai giovani in cerca non solo più di promesse, ma di certezze .
Stiamo attraversando una gravissima crisi economica ed occupazionale subendola in modo passivo e senza riuscire, al di là delle semplici enunciazioni di principio, ad impostare una politica di proposte e di concrete realizzazioni per permettere uno sviluppo economico, culturale ed occupazionale della nostra provincia.
In un momento in cui tutti gli altri paesi hanno capito l'importanza delle risorse del loro territorio e cercano di sfruttarle in modo adeguato e compatibile con l'ambiente, nella nostra provincia siamo invece solo riusciti a deturpare e degradare le nostre coste, senza nel contempo neppure creare sviluppo economico ed occupazione, ma solo seconde case, abusivismo edilizio, turismo di campeggiatori , di vandali che saccheggiano le nostre coste, coprendole di rifiuti con atteggiamenti arroganti e cafoni.
Purtroppo siamo noi, i primi a non rispettare il nostro habitat naturale, a dare una pessima dimostrazione di educazione del rispetto dell'ambiente, e non possiamo poi pretendere che siano i pochi turisti occasionali a rispettare ciò che è già deturpato.
Abbiamo esempi di degrado in tutte le nostre località balneari : siamo riusciti a permettere di costruire nella zona archeologica di
Tharros, a far realizzare " Funtana Meiga " ,abbiamo realizzato "splendidi" insediamenti architettonici come " Su Pallosu", "Mandriola ", "Putzu Idu ", " S'Archittu",
abbiamo cave che sono diventate delle discariche a cielo aperto nella zona di "
S'Arena Scoada", dove da anni continua a franare il terreno davanti alla spiaggia senza che nessuno intervenga.
Avevamo perle incastonate in un mare turchese che erano "
Is Aruttas" e " Mari Ermi", sono diventate delle polverose spiagge piene di sterpaglie, occupate da tende e roulotte , auto e rifiuti .
A questo desolante scenario ambientale, si aggiunge la completa assenza di servizi e strutture almeno primarie, collegamenti adeguati, in una realtà sarda in cui invece, partendo dalla
Costa Smeralda, arrivando ad Alghero e proseguendo nella costa Orientale, per finire nella Zona Sud di Santa Margherita o Villasimius, il Turismo ha raggiunto livelli di sviluppo e di qualità che noi con i nostri limiti e le nostre incapacità attuali, abbiamo dimostrato di non poter neppure pensare di raggiungere.
Ed allora permettiamo che orde di barbari famelici in ferie saccheggino le nostre migliori località e che le nostre coste diventino dei bagni all'aperto, ed invece vietiamo con tutte le nostre forze qualunque insediamento turistico compatibile con l'ambiente .
Siamo riusciti a bocciare le iniziative imprenditoriali serie, non assistite e svincolate dal potere politico, e a finanziare, invece, progetti senza ritorni occupazionali, basati solo sull'assistenzialismo fine a se stesso che si sono dimostrati fallimentari in termini di occupazione e di sviluppo economico.
Da Consigliere Provinciale avevo proposto all'Assessore competente di predisporre uno studio sulla realtà esistente, per poi realizzare un progetto turistico Provinciale, di concerto con tutti i Comuni interessati, per una programmazione turistica complessiva che individuasse i siti e le zone dove poter realizzare strutture ricettive, strade, piazze, parcheggi, zone verdi , aree di sosta per camper, campeggi, villaggi turistici, e quant'altro indispensabile per poter veramente considerare il turismo come un industria da cui trarre occasione di lavoro e di maggiore ricchezza complessiva, da realizzarsi in tutto il territorio della provincia .
Avevo anche proposto 1)
la realizzazione di oasi verdi di ristoro, una sorta di micro stabilimento balneari amovibili, gestiti da giovani disoccupati in modo da offrire un minimo di servizi ai turisti ,oltre una presenza ed un controllo degli arenili; 2) la piantumazione con vegetazione tipica e con alberi di alto fusto compatibili con la zona, in tutte le nostre località balneari, desolatamente prive di verde; 3) la riqualificazione architettonica delle abitazioni delle località costiere e, 4) l'utilizzo delle abitazioni per realizzare, in modo legale, dei residence o alberghi diffusi in modo da sopperire alla cronica assenza di posti letto, se davvero volevamo far decollare il progetto del porto e dell'aeroporto di Fenosu.
Perché, altrimenti, nel deserto di strutture e infrastrutture, con la cronica mancanza di posti letto, sia l'aereporto che il porto sarebbero solo vane promesse da campagna elettorale, l'ennesima occasione sprecata, un'altra illusione irrealizzabile che offende le giuste aspettative dei cittadini della nostra Provincia.
Purtroppo, mentre noi ci areniamo in sterili dibattiti sull'opportunità di realizzare investimenti turistici nel nostro territorio, lasciandolo all'incuria e colpevolmente abbandonato, condizionando così, negativamente ogni possibile futuro sfruttamento , le altre provincie sarde stanno raccogliendo i frutti della grande voglia di Sardegna che c'è tra i turisti, sfruttando in modo compatibile con l'ambiente le mille risorse che la nostra terra sa offrire.
Questa è la sfida che attende il nuovo Presidente della Provincia e tutti i Sindaci delle località turistiche della nostra Provincia.
Ed è su questi temi che si dovrà aprire il più ampio dibattito tra tutte le forze sociali per costruire le basi di uno sviluppo economico ed occupazionale del nostro territorio.

Dr. Domenico Cugusi

 

L’Individuo & il Branco

 

di Domenico Cugusi

 

Acquerello di Domenico Cugusi

 

 

L’Individuo, l’uomo solo, è un essere autonomo, pensante e razionale, soggetto attivo, protagonista delle sue azioni anche di quelle indotte. Il Branco è un insieme di individui che perdono la loro dimensione individuale per esistere complessivamente nel tutto. Più perde la propria individualità e più si confonde e si mimetizza nel branco, scomponendosi in tante parti dipendenti dalla volontà complessiva irrazionale e impulsiva. Il branco è pericoloso per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini perché il branco commette azioni nell’illegalità senza rendersi conto effettivamente delle azioni anche criminose che compie perché il pensiero morale o etico, i freni inibitori scompaiono e si dissolvono nella protezione e nella sicurezza che dà il gruppo. Vale qui poi il principio dei vasi comunicanti : i giovani nel branco sono condizionati l’un l’altro, assorbono e si trasmettono le loro paure, le loro ansie, le frustrazioni, che diventano poi ribellione, cattiveria, istinto bestiale. Nell’insieme di più comportamenti univoci, inconsapevoli perché non pensati ma dettati dall’impulso o da situazioni esterne che l’hanno provocato, l’individuo perde la propria coscienza e la propria dimensione personale e talvolta umana per sconfinare nel lato bestiale dell’uomo, represso nella dimensione individuale e pensante. L’individualità pensante è l’unico mezzo per elevare lo spirito, per raggiungere la libertà, per affrancarsi dalle imposizione della società e dei mass- media. Purtroppo, oggi, si tende a massificare l’individuo, a creare il gruppo, il gregge, ad avere identità di opinione, di azioni, di ricorrenze, di opportunità, di conoscenza, di tempo e persino di morte. Uguali in tutto, gli individui pensano in gruppo, agiscono in massa, si trasformano, ma non esistono nel loro microcosmo individuale dove il pensiero è libero di esistere, nell’anarchia più pura. Scrissi da ragazzo che la mia intelligenza volava, ridendo, in una inconcepibile anarchia. L’anarchia del pensiero libero di esistere per sé, nutrendosi di sé e aprendosi agli altri con le proprie idee.

 Il pensiero è una delle poche ricchezze reali rimaste, unitamente alla libertà, libertà di pensiero, di espressione, libertà dai condizionamenti, libertà di amare, di vivere per come ci stimiamo,. libertà di dire ciò che si pensa. Di pensare di dire, piuttosto che pensare di non dire.

Continua….D.Cugusi

La famiglia che non c’è, ma soprattutto la mancanza di vero amore per i figli.

Viviamo in un mondo pericoloso, un vita di benessere, un mondo di egoismo, una famiglia di egoismi, di mercificazione, di apparenze, di lassismo, di accondiscendenza, di alibi, di giustificazioni, di edonismo, di consumismo esasperato, di arrivismo, la cultura dell’avere tutto e subito. E la mancanza di amore si tramuta in libertà, in educazione progressista e moderna, di troppi si, di protezione e tutela esasperata verso gli errori dei figli, non vedere i bisogni e la sofferenza, i pericoli, gli sbagli, perché sarebbe vedere gli sbagli dei genitori, dell’educazione, metterli difronte ai loro errori, alla loro mancanza di amore. E poi la società che è fatta di tanti genitori, la società che impone modelli negativi, che esalta l’imbroglio, i furbi, la cultura della droga, dello sport sporco, dei soldi a tutti costi, del successo, dell’apparire, dell’avere senza lottare, del diritto e non del dovere.

Non sogni, illusioni, desideri, solo disagio, tempo sprecato in nulla, il tempo vuoto da riempire di nulla.

 

 

 

 

 

Il mio genio " Monstrè "

di Domenico Cugusi

 

 

Olio su tela di D. Cugusi

 

 

 

Il mio genio Monstrè dice che siamo pazzi, che viviamo inutilmente rincorrendo le ore e i giorni senza accorgerci che ci volano via senza averli vissuti. Dice che andiamo incontro alla morte con velocità impressionante senza avere vissuto il presente, proiettati sempre verso un ipotetico futuro …di rimpianti. Dice che la società ha programmato l’uomo per vivere dipendente dallo Stato e dalle emanazioni statali, sin dall’infanzia. Che l’uomo, nella sua essenza individuale non esiste, esiste in funzione di uno Stato che vuole sempre di più, che pretende di regolare e pianificare il destino dell’uomo secondo canoni statali e non individuali. Mettendo al centro dell’universo lo Stato, asservendovi il cittadino, e non invece, come sarebbe giusto che fosse, lo Stato in funzione dell’Uomo, che deve essere considerato al centro dell’universo. E qualunque sforzo deve essere fatto perché sia sempre l’Uomo il motore e la ragione ultima dell’esistere, e non già un entità composta da tanti uomini che fagocita e distrugge l’UOMO. Prima di ogni codificazione e regola, prima di ogni Stato, Regione o Comune, viene l’Uomo. E’ l’uomo che decide di creare le regole e di codificarle, è l’uomo che decide di creare lo Stato. Ma lo Stato poi, annienta il proprio creatore in nome di una ragione superiore.

Lo stato, questo mostro che tutto divora e tramuta in regole codificate nei comportamenti umani, già dalla nascita : schedati al nostro primo vagito, alla nostra esigenza di identificarci in un gruppo, in un nome. Schedati nel gioco, nell’apprendimento, nell’amore, schedati nel lavoro, nella morte. Ma se uno volesse " non esistere " nelle codificazioni burocratiche statali, se l’individuo volesse esistere fuori dagli schemi, dai riti codificati, dalle imposizioni, dalla burocrazia, dal mostro che divora i momenti di noi, e impone scadenze, balzelli, file, regole, percorsi che non condivide… Se uno volesse estraniarsi dalla condivisione, se volesse vivere lontano dalle imposizione che non comprende e non condivide, se uno volesse vivere per sé, senza chiedere niente allo stato, senza avere nulla che non sia ciò che è già dell’individuo in natura, come potrebbe ? Ed allora lo stato non ti garantisce nessuna libertà, nessun libero arbitrio ti è concesso, le regole imposte all’individuo sin dalla nascita non le può abbandonare. Neppure la morte ti salva. Anche dopo la morte la burocrazia impone condizioni e regole .Continua D.Cugusi