eleonora.jpg (123379 byte)

Oristano

 

Oristano è il mio paesone capoluogo di provincia che nella relatività delle umane cose si tramuta in città coi suoi 30mila abitanti quasi tutti non oristanesi doc, ma d’importazione. Con Lei ci convivo ormai da quarant’anni, sotto il sole cocente d’estate ho riempito le giornate, completamente, di giochi e di divertimenti estenuanti, di corse sfrenate sulle ali della mia fantasia infinita che non aveva confini e dimensione, perché nelle sue rare giornate invernali quando il silenzio dell’intorno ti porta le canzoni del vento di maestrale che curva le piante come in un reverente inchino, la mente si inerpicava nei sentieri più ingarbugliati a riempire fogli di poesie o a imbrattare tele con furore e passioni violente che travolgevano il senso della vita, nei suoi silenziosi passi, nella sua placida tranquillità perbenista, nel suo snobismo provinciale, nel suo " moderato " mentale, ha accettato la mia anarchia e la mia pazzia , la mia irruenza giovanile, la mia libertà, la mia purezza, la voglia di combattere per cambiare il mondo, la voglia di odiarla per riamarla. Oristano e la placida tranquillità del pensiero calmo che si specchia nello stagno del quotidiano vivere la noia, i passi lenti nei vicoli bui del centro, la siesta a mezzogiorno nelle panchine della piazza o nella sala consiliare, il lungo sonno che pervade le coscienze e le stanze del Palazzo. Il sole che si affaccia in ogni vicolo, le ombre dell’imbrunire tingono di rosso il velo di silenzio che ricopre la città, il profumo dell’indifferenza che si tramuta in pettegolezzo sulle vite della gente che non ci accorgiamo siamo noi. E quando la voglia di mutare gli eventi incombe, basta un piccolo sbadiglio pianeggiante a distogliere ogni pur minimo cambiamento dei giorni. Il ragazzo che non ha capito la lezione, che vive nei suoi pensieri e sogna che la vita possa avere altre strade, inciampa nei passi lenti e nei tranelli della noia e della quieta sonnolenza quotidiana che stordisce la mente e annebbia i pensieri. Sfoglia cartoline ingiallite e sempre uguali, di attese e di immobilità, di luce stanca che si nasconde nei vicoli bui dietro i conventi di clausura, di eventi che non si compiono, di aranceti e di cupole, di campanili sfavillanti e di chiese che nascondono segreti, di preti che all’ombra di palme filiformi snocciolano il rosario, di lune appannate dall’umida sera, di luci sfuocate dal fumo dei camini delle case basse di mattoni di fango , di penombra, di crepuscoli, di silenzio. L’immobilità del tempo che si è fermato al passato, cancellando il presente e non contemplando il futuro . Ogni giorno è un giorno che è già stato, il passato vissuto che ritorna, uguale. E l’oblio di trentamila silenzi riempie la sera che annuncia il giorno che è stato, che verrà di nuovo, uguale.


GUIDA
della Provincia di Oristano

di Domenico Cugusi


La provincia di Oristano è la quarta provincia sarda, istituita nel 1974, ed è composta da 78 Comuni, con una popolazione di 165.mila abitanti. Una Provincia situata al centro della Sardegna, in una posizione geografica invidiabile, in una pianura fertilissima, il Campidano, la cui valle è bagnata dal più grande fiume della Sardegna , il Tirso, che permette di sviluppare un’agricoltura che colloca Oristano ai vertici nazionali. Non di minore importanza è la pesca, grazie agli stagni che circondano Oristano, in particolare quelli di Santa Giusta, Cabras, e Marceddì, ricchi di anguille e muggini, da cui si ricava la famosissima buttarga e la merca. Per non dire del mare che, oltre che intatto e di straordinaria bellezza, offre notevoli opportunità anche per la pesca sportiva, soprattutto nella zona adiacente l’isola di Mal di Ventre, i cui fondali pescosissimi, nascondono, nella zona, tracce di insediamenti fenici e romani. La superficie complessiva degli stagni esistenti in Sardegna è di circa 13.000 ettari, e la sola provincia di Oristano può contare su 6.000 ettari di stagni, protetti dalla Convenzione Internazionale di Ramsar. Assume altrettanta importanza , nel territorio Provinciale, la pastorizia, praticata soprattutto nelle zone interne. La Provincia di Oristano offre aspetti molteplici e vari : è terra di ulivi, di grano, di carciofi, di frutteti; è terra di vino delicato e di vernaccia dal sapore secco e vellutato. E’ terra antica, ricca di storia e di fascino, abitata, già seimila anni prima di Cristo, con gli insediamenti umani alle pendici del monte Arci che, dall’alto dei suoi 8oo metri domina il golfo di Oristano. E’ una terra che la natura ha provveduto a rendere completa : il mare, la pianura, la collina, la montagna, gli stagni, le saline, regalandole un clima così mite e dolce che si vive una perenne primavera. Ed una composizione di paesaggi, l’uno diverso dall’altro, eppure simili nel profondo delle cose, in un insieme di forme e di colori affascinante e intrigante. E i profumi, che appena si comincia a respirare il mare ti inebriano dell’essenza femminea dei ginepri , dei lentischi e del mirto, e quando la strada si inerpica per le colline e le montagne, il profumo si fa più maschio con i boschi di leccio, di rovere, di corbezzoli e agrifogli.

 

Quadri ad olio di Domenico Cugusi

 

E’ terra di nuraghi e di leggende, intrisa di testimonianze del passato, così marcate e profonde che si sente anche nelle cose il segno delle nobili origini. E’ terra che ha lasciato un segno, nella storia, con il Giudicato d’Arborea, Eleonora…che ha lasciato nella storia del diritto leggi per regolamentare la vita del proprio popolo, la "Carta de logu",un codice elaborato da Mariano IV e perfezionato da Eleonora d’Arborea, che rappresenta una testimonianza di ingegno politico, di sensibilità e coscienza di unità e di Stato, di cultura e preparazione giuridica, che basterebbe ad elevare Oristano al rango di capitale del Diritto. E’ terra di fede, di fede, di fede profonda e vissuta, dove l’evento che si compie ha un senso, una ragione, nel mistero più segreto del Dio che ha concesso il dono, a questa terra, della gioia della festa. Una terra di chiese, di campanili che fendono l’aria con suoni profondi di campana, di sacrestie silenziose e buie, ricche di presenze del passato, di cappelle che raccontano la storia del Giudicato, di conventi che bisbigliano preghiere e sguardi dolci di serenità nella quiete del tramonto, quando il sole copre le cupole più alte col suo velo di rossore che riempie l’aria di magia. E si comprende, allora, che qui, anche l’improbabile Dio pagano, non si è fatto mancare nulla, nel suo soggiorno in Campidano.

 

 

 

 

ITINERARI

 

 

Chi vuole conoscere la provincia di Oristano e i suoi segreti, tutte le bellezze incomparabili delle coste e le maestosità delle zone interne, per chi vuole scoprire la storia e la sua gente, non può limitarsi a visitare solo la città capoluogo, una spiaggia o un paese dell’interno. Deve visitare tutta la provincia, le infinite occasioni che offre, tutte diverse e particolari, dove ogni angolo, in ogni paese c’è il mistero di una nuova scoperta, da vivere. Ed allora , in questo percorso alla scoperta della Sardegna più vera e naturale, dove il tempo si è fermato ad aspettare che gli eventi si compiano , visitiamola con dolcezza e con la mente rivolta alla bellezza. Partiamo da Oristano, capoluogo della provincia, nata dalle rovine dell’antica Tharros, adagiata sulla riva del fiume Tirso, affacciata sul golfo, di fronte all’isola di Mal di Ventre, ad ammirare il sole che pigramente tramonta sulle giornate Oristanesi, dolci e lente. Oristano si culla di ricordi , addormentandosi al canto soave che proviene dalle vie e dai vicoli nascosti , intrisi di racconti di storie e di leggende. Ed appena si comincia a percorrere quelle vie silenziose del centro, piene di cupole e campanili che sfiorano, in una languida carezza le nuvole scolorite dal sole e si vestono do porpora al tramonto, ci si accorge che Oristano è una città superba, di nobili origini, un po’ viziata, orgogliosa ma ricca di fascino e di personalità che alla fine ti conquista. Si capisce che la superbia le deriva dall’avere scritto le pagine più belle della storia della Sardegna, con Eleonora d’Arborea, e di avere vissuto da protagonista le vicende della vita dei sardi. Così il poeta Sebastiano Satta agli inizi del secolo, descriveva Oristano : …Là tra i veli del Tirso, la città degli Arborensi dormia :bella per le sue case tacenti quali sepolcri, tra profondi incensi d’orti, lungo silenziose vie cinte di palme : mesta di piangenti campane : soavissima per pie rosse mattine… Raccontare Oristano è difficile . Come pure è difficile perdersi dietro il suo fascino. Così altera e distante, è facile innamorarsi e poi odiarla perché non riesci a conquistarla completamente , sapendo che non sarà mai tua. Ed allora sfioriamola almeno partendo dalla piazza principale, piazza Roma, dove si resta in soggezione dalla maestosità della Torre di Mariano IV, per scendere poi nei vicoli dove trovi la casa di Eleonora, il Teatro e il Museo Civico. Imboccando corso Umberto, dagli oristanesi ribattezzata via " Dritta " che collega le due piazze principali, vediamo il Palazzo Arcais e una serie di palazzotti settecenteschi che si aprono nella piazza intitolata da Eleonora, la cui statua domina e controlla la passeggiata quotidiana degli oristanesi.

 

Ed ecco che da quella piazza si arriva al Duomo, ricostruito nel settecento sulla struttura medioevale. E poi le chiese di notevole valore artistico di cui è ricca la città : San Francesco, il Carmine, Santa Chiara, San Martino, Sant’Efisio. Francesco Alziator dice che Oristano è una città dove ognuno si sente nelle vene sangue di re e destino di grandezza : " il clima è straordinariamente dolce : il più bel clima del mondo : morbido come quello di Maiorca, riposante come l’aria della penisola padana." Continua l’Alziator : " Chi ha più voglia di pensare ai guai quando, con l’ultimo sole che si spegne oltre la cupola di San Francesco, il lungo piazzale del vescovado si riempie di un ombra che sembra velluto ?. Le cose diventano dolci con la brezza tra gli alberi e la pace diffusa tra le quinte della Sartiglia. Anche l’amore, l’amore bambino delle mani in mano e dei silenzi sospesi nella tenerezza dei capelli di lei che sfiorano la fronte di lui, l’amore scomparso nelle grandi città lo si trova qui, in questo piazzale sotto cui dormono i Principi di Arborea, e un campanile, nato romanico e cresciuto romanico, batte discretamente le ore perché i sogni degli innamorati non si scompiglino bruscamente. " " La natura l’ha davvero favorita mettendola al centro di un cerchio nel quale, da qualunque parte ci si muova, c’è qualcosa da vedere : Tharros, Cabras, gli stagni, San salvatore, Arborea, Santa Giusta." F.Alziator.

Domenico Cugusi in una sua poesia sulla Sartiglia : " Il silenzio pesante e lontano / sovrasta persino i tamburi della giostra di paese / sveglio a Carnevale. Sartiglia di stelle cadute sui coriandoli d’invernali pomeriggi soleggiati. / Sartiglia di cavalli e cavalieri eccitati da sfrenate scorribande sulla sabbia / incontro alla stella dei desideri quotidiani./ Carnevale in una corsa triste, tragica giostra d’auspici per l’annata che verrà./ E poi il silenzio dell’intorno il giorno dopo / un lento incredulo risveglio, / il silenzio incombe sugli eventi , / qualcuno nel frattempo è nato , e chi non si è svegliato , / il cavaliere raccoglie il pensiero sull’urlo di un’altra stella che verrà / a riempire i giorni dell’attesa./ Domani sarà carnevale / domani ogni giorno./ La vita si consuma nell’attesa, ad Oristano. /

 

 

La Sartiglia, la magia della Sartiglia, una manifestazione equestre unica e straordinariamente avvincente. Una manifestazione che non ha eguali in nessun altra parte del mondo. La Sartiglia si corre la domenica e il martedì di carnevale. E’ una corsa di abilità su cui si cimentano cavalieri mascherati che in groppa ai cavalli anglo arabo sardi, in una sfrenata corsa nella via del Duomo, cercano di infilzare la stella appesa con un nastro blu al centro della via. Più stelle vengono infilzate, e più favorevoli saranno gli auspici per il raccolto nei campi. Su tutti i cavalieri domina e sovrasta la presenza del capo corsa " Su Componidori " , figura quasi divina, con il volto ricoperto da una maschera femminea che deve guidare la corsa alla stella senza mai scendere da cavallo se non a fine Sartiglia, solo dopo aver smesso i panni de su Componidori.

 

Partendo poi da Oristano si arriva alla spiaggia di Torre Grande in cui troviamo un paesaggio costiero molto diverso da quello del resto della costa : boschi di pini e di eucalipti arrivano sino al litorale sabbioso. Un arenile lungo e largo che abbraccia il golfo sino alla punta estrema, Capo San Marco, dove come un gioiello incastonato nella roccia si scopre la mitica città di Tharros, il Sinis, San Giovanni…Questa parte di territorio è un luogo speciale, inconfondibile, di una bellezza struggente e malinconica. Il Sinis è una terra che affonda le radici nella notte dei tempi , che diventa magia e mistero insieme, un mito. Il mito di Tharros , dei Fenici, dei Cartaginesi, dei Romani, degli Arabi, degli spagnoli. Il mito delle spiagge dalla sabbia bianca come chicchi di riso, ancora incontaminate, is Aruttas e Porto Suedda. L’Oasi naturalistica di Torre e Seu, immersa in una vegetazione rigogliosa di macchia mediterranea che si tuffa nel mare a specchiarsi della sua bellezza. La fama di San Giovanni, della sua penisola ricca di spiagge e di calette, di capanne in falasco e di torri che dominano il mare, i resti di Tharros, il fascino e l’alone di leggenda che pervade l’intorno. Il fascino delle dolci colline circostanti coperte di grano e di viti , disseminate di nuraghi, sospesi tra il mare e gli stagni, tra la realtà e il sogno. Oltre le scogliere altissime , dopo aver superato Mari Ermi, si aprono altipiani profumati di lentischio, sino ad arrivare agli strapiombi di S’Arena Iscoada e poi alle calette di Sa Mesa Longa. Poi un susseguirsi di spiagge diverse : Su Pallosu, Putzu Idu, Sa Rocca Tunda, Mandriola. Spiagge bellissime baciate dal dolce vento che aiuta i marinai e i velisti : questo è il paradiso dei serfisti. Questa è la zona dove nidificano i fenicotteri rosa : le spiagge spiagge sono circondate da saline e stagni odoranti di lentischio e rosmarino. E di fronte alla spiaggia di S’Arena Iscoada, spunta dalle acque pescosissime e ricche di sorprese, disseminate di resti archeologici delle navi fenicie e romane affondate, l’isola di Mal di Ventre. Arriviamo, dopo aver passato Sa Rocca Tunda, sino alle dune di sabbia di Is Arenas, immersa in una distesa di pini che lambiscono le acque confondendosi con l’azzurro del cielo. Sulla strada per S’Archittu , inebriati da scogliere e insenature che tolgono il fiato sino ad arrivare all’arco naturale scavato dal mare che dà il nome alla spiaggia, incontriamo la zona archeologica di Cornus e poi Santa Caterina che termina in una piscina naturale, Su Riu, un insenatura nascosta su cui si immerge un piccolo corso d’acqua che scende dalle montagne circostanti per tuffarsi nel caldissimo mare. E poi ancora tra scogliere altissime dove nidifica il falco reale, sino alla spiaggia dorata di Porto Alabe, e le falesie basaltiche dovute alle eruzioni del Montiferru, che ci introducono in un’altra realtà, completamente diversa : Seneghe, Bonarcado, Santulussurgiu, Cuglieri, non prima di esserci fermati, per una sosta tra gli aranceti di Milis e visitare l’antico palazzo Boyll. In questa zona il terreno sale sino a raggiungere i mille metri del Monte Urtigu : da questa altezza si domina il Campidano , e con lo sguardo si arriva al Golfo di Oristano. Qui, immersi nel verde, tra i lecci, le querce e i ciliegi di Bonarcadu, si respira un’aria così leggera, così assolutamente dolce e profumata che il cuore prende un po’ di pace, si riempie di gioia e di serenità : la vita appare più bella, hanno un senso le piccole cose quotidiane, vedi con occhi diversi il tempo che scorre, e quel sentiero di montagna che si apre nella roccia, sembra la strada che conduce alle radici dell’anima : scende improvvisamente con un fischio appena accennato, in un rivolo d’acqua schiumosa che si ingrossa e prende velocità man mano che scende tra i sassi e gli alberi e precipita in un pozzo d’acqua trasparente da cui immagini emergano fanciulle bellissime a specchiarsi nelle acque miracolose delle montagne, popolate di leggende, e protetta dalla benedizione divina : la chiesa di Nostra Signora di Bonacattu e la Chiesa di San Leonardo, custodiscono i segreti del popolo sorretto dalla fede di chi sa che questa terra è benedetta perché incontaminata. Perché è forse una delle vie prima del Paradiso. Su un altipiano di sughereti e di olivastri che danno ombra a distese di asfodeli, cisti e ferule, discretamente addormentata nel silenzio del maestoso Nuraghe Losa, ecco Abbasanta, Acqua Santa, paese discreto e riservato, a chi scrive molto caro perché è il paese della famiglia della madre, i Vacca, i Medde , gli Schirra, i Licheri, di una parentela che sta scomparendo seppure nella gioia del ricordo di sua madre, andata in sposa ad un guerriero nuorese che per amore aveva deciso di lasciare l’armatura per la serenità nella quiete del campidano. In questa terra di pietre e di roverelle ricurve e di antunne , le pietre prendono vita, hanno l’anima che soffre di distese rinchiuse , ingabbiate in muretti a secco dove pascolano greggi di pecore che si confondono con i sassi, là dove la terra pare che generi pietre coperte di muschio, nel silenzio ancestrale che si allunga sulle cose, sugli alberi secolari, sulle nuvole sparse, sino al cielo

 

" Il silenzio del piano ha già i colori di una precoce eternità "

Olio su tela 20 x 30

Domenico Cugusi

 

Le pietre dei nuraghi, quei massi diversi che sembrano tutti uguali e squadrati, parlano confortando il silenzio dei pastori, e quando il vento penetra tra i ricurvi sughereti, la musica si fa più alta e possente e nasce dalla terra il canto delle vita che alla fine esplode nella gioia di essere. Quando senti gli uccelli che riempiono la primavera di suoni e i colori dolci si fanno quasi presenza materiale, scopri che qui, su questi altipiani, sei lontano dal mondo, in un altro posto, senza che il tempo possa intervenire a condizionare gli eventi. E quel lago, immobile specchio delle brame di gente assetata dell’eterna primavera che addolcisce il cuore ma non disseta le greggi, dà , anche al reale che incombe, una ragione in più di speranza. In questa terra di pianura, protetta dal Montiferru e dal Monte Arci, anche il cuore della montagna genera segreti e sorprese : dalle miniere del Monte Arci già in tempi remoti si prelevava l’ossidiana, " l’oro nero ", usata dalle popolazioni proto sarde per fabbricare le armi. Da questo monte che si specchia nel golfo di Oristano si domina la pianura sottostante per arrivare con lo sguardo, tra un mare di verde di sughere e cisto, di leccio e di lentischio, di corbezzolo e agrifoglio, sino alla Marmilla, immersa nelle spighe dorate di frumento. Lo sguardo si addolcisce sulle colline intorno e si ferma sulla linearità contrastante con l’intorno frastagliato dell’altopiano della Giara di Gesturi. Ed anche se da quelle altezze non li vedi, si possono immaginare i cavallini della Giara intenti ad abbeverarsi in uno stagno dopo una corsa sfrenata nelle praterie di asfodeli, irruenti e forti, liberi e anarchici nelle solitudini di spazi silenziosi di querce secolari. Mentre ad Ales si odono i canti sacri intonati nella cattedrale, intorno il sole fa brillare i gialli assolati dei campi che si interrompono sulle pietre dei nuraghi o sulle rovine di un antico castello. Il cielo bianchissimo si riempie di voli di uccelli che con lo sguardo ti portano oltre quella distesa assolata, sino ad un mondo diverso, Arborea, incorniciata in una grande verdissima pianura che il lavoro e la caparbietà dell’uomo ha reso fertilissima e ricchissima….continua.

Testi e Foto di Domenico Cugusi (Riproduzione vietata)